Legno nero
della vite
(LN) o bois noir (BN)
Assieme a FD è la forma di giallume della vite più comune in Italia. E' presente, con incidenze molto variabili, in buona parte delle aree viticole italiane, compresa la Sicilia e la Sardegna. Sebbene in misura minore di FD, BN è una malattia epidemica: nell'arco di tre anni si possono raggiungere nei vigneti percentuali di piante infette superiori al 50%.
In Friuli-Venezia Giulia (F-VG) LN è comparso per la prima volta all'inizio degli anni '80 e si è diffuso soprattutto nella provincia di Pordenone; è presente anche nelle province di Udine e di Gorizia (Pavan et al., 1991).
Agente
causale e trasmissione
Il fitoplasma causale di BN è associato al gruppo dello Stolbur; oltre alla vite può infettare piante di differenti specie fra cui il convolvolo (Convolvolus arvensis) e l'erba morella (Solanum nigrum) ed altre piante erbacee spontanee frequenti nei vigneti.
BN non è trasmesso da S. titanus; in Germania è risultato vettore Hyalesthes obsoletus Sign. (Maixner, 1993). Ricerche sono in corso per identificare altri vettori di questo fitoplasma.
Sensibilità
varietale
In F-VG la varietà più suscettibile a BN è lo "Chardonnay", seguito dai "Pinot". Meno suscettibili sono "Malvasia istriana", "Merlot", "Cabernet", "Ribolla" e l'ibrido produttore diretto Isabella (uva Fragola). Nelle altre aree viticole italiane le varietà più suscettibili sono -oltre allo "Chardonnay"- "Lambrusco", "Ancelotta", "Sangiovese", "Malvasia di Candia", "Malvasia nera", "Primitivo" e "Negroamaro" (Borgo, 1996; Credi, 1989). Non si conoscono però varietà coltivate di vite con caratteristiche di resistenza al fitoplasma certa contro BN. Infatti, varietà che inizialmente erano ritenute resistenti, con il procedere delle epidemie si sono rilevati suscettibili. I portinnesti sono generalmente tolleranti (anche se infetti non manifestano sintomi), ma non resistenti.
Epidemiologia
e diffusione
BN presenta un aspetto epidemiologico particolare che si ripete costantemente: in una determinata zona la malattia è presente inizialmente in bassa percentuale (1-5 %); durante gli anni successivi il numero di piante sintomatiche aumenta, raggiungendo in genere il suo massimo verso il terzo-quarto anno; l'incidenza rimane quindi elevata e pressoché costante per 2-3 anni, dopo di che tende a diminuire per stabilizzarsi in forma endemica.
Si è calcolato che all'apice dell'epidemia circa il 20% delle viti sintomatiche "guarisce" ogni anno e che altrettante piante si infettano ex novo; durante la fase decrescente, la percentuale annuale di viti "guarite" è superiore a quella delle nuove viti che si infettano. E' da precisare che le viti guarite riprendono in generale a produrre in modo del tutto normale (fenomeno noto come “recovery”). Da studi recenti, è emerso che lo stesso fitoplasma -oltre ai sintomi- scompare dalla chioma delle viti “recovered”.
BN può essere trasmesso anche per innesto. La diffusione iniziale a grande distanza è, infatti, da imputare al trasporto di materiale infetto. La trasmissione di BN per innesto "al tavolo" è comunque molto bassa: qualche vite ogni 10.000, anche nel caso si utilizzino per l’inoculazione gemme prelevate da piante sintomatiche.
Tenendo presente la lunghezza del periodo d’incubazione di BN (in genere 1-2 anni) i notevoli incrementi di viti infette nel vigneto rilevati a partire dal secondo-terzo anno dall'impianto sono da imputare ad infezioni naturali operate da vettori animali (anziché ad infezioni già presenti nelle barbatelle).
Decorso
della malattia
Le viti presentano in genere i sintomi della malattia l'anno successivo a quello dell'infezione o entro due anni. Il periodo minimo d’incubazione della malattia è di 5-6 mesi. I sintomi possono manifestarsi contemporaneamente su tutta la chioma oppure su singoli capi a frutto.
Il comportamento delle viti "Chardonnay" infette da BN può variare: talune piante possono rimanere infette e sintomatiche per più anni di seguito (anche 6-7); in altre, dopo 1-4 anni dalla prima comparsa di sintomi subentra la "guarigione".
La ricomparsa dei sintomi su viti in precedenza "guarite" può essere dovuta, ma non necessariamente, a reinfezioni operate da vettori naturali (Osler et al. 1993).
La "guarigione" delle viti può essere accelerata con forti potature o capitozzature o trapiantato delle viti infette, anche se la risposta non è sempre costante. La mortalità delle piante infette è generalmente poco elevata. L'incidenza pratica della malattia decresce durante gli anni successivi alle prime infezioni.
Non si dispone di mezzi di lotta diretta contro il fitoplasma responsabile di BN. Considerando che le viti infette tendono a guarire, -in zone dove la malattia è ormai insediata- si sconsiglia in genere lo sradicamento solo delle viti sintomatiche più deboli. Sono da evitare nuovi impianti di cultivar sensibili in zone ove la malattia è ancora in fase epidemica. Interventi con insetticidi contro cicaline-vettori non hanno portato a riduzioni apprezzabili nella diffusione naturale di BN (Girolami e Egger, 1993).