I fitoplasmi > Giallumi della vite

Flavescenza dorata della vite
(FD) o FD sensu stricto

 


E' una grave malattia epidemica che sta provocando gravi danni nell'Italia settentrionale.

È anche una malattia da quarantena; BN, non lo è, almeno, finora.

 

Agente causale e trasmissione

E' un fitoplasma del gruppo del giallume dell'olmo (16SrV), che ha come vettore specifico la cicalina Scaphoideus titanus. Il processo di trasmissione è del tipo persistente-propagativo: acquisizione del fitoplasma dalla pianta ammalata mediante un'alimentazione di 12-15 ore; periodo di latenza, dell'ordine di 2-3 settimane; infezione a nuove piante, dopo un periodo d’alimentazione di 10-15 ore o più. I vettori -dopo l’acquisizione- rimangono infetti per varie settimane ed anche per tutta la vita, sebbene l'efficienza di trasmissione tenda a diminuire progressivamente nel tempo.


Sintomi e danni

Come già menzionato, i sintomi di FD non sono distinguibili da quelli di BN; i portinnesti o loro ibridi possono infettarsi ma non presentano in genere sintomi visibili. In Italia, cultivar molto suscettibili a FD sono "Chardonnay", "Perera", "Garganega", "Trebbiano", “Prosecco”, “Tokai rosso”e "Riesling Renano" (Borgo, 1996).

Infezioni di FD sono state riscontrate in tre province del Piemonte, in Liguria, in Lombardia e in buona parte del Veneto. Gravi epidemie di FD si sono verificate nel Veneto, province di Vicenza, Verona, Treviso, Padova; in Piemonte, provincia di Alessandria; in Lombardia, S. Colombano al Lambro e Oltrepò pavese. Più recenti sono le infezioni nelle province più occidentali dell'Emilia-Romagna e nel Trentino, in prossimità del confine con la provincia di Verona ed in Toscana e nelle Marche. La malattia evidenzia una diffusione progressiva verso il centro Italia: questo fatto è da accostare ad un’analoga (precedente) diffusione del vettore S. titanus, che dimostra un adattamento a clima più caldo di quello delle zone d’origine.

All'inizio degli anni '80 nel F-VG era presente solo LN. A partire dal 1996 vennero trovati i primi due casi di FD in provincia di Pordenone, in prossimità dei confini con il Veneto. In seguito l'area interessata da FD si è gradualmente estesa, interessando i vigneti di alcuni comuni contigui della stessa provincia ed in alcuni casi la provincia di Udine. È da precisare che la diffusione di FD verso oriente è stata fortemente contrastata da un’operazione di difesa organizzata dagli Osservatori della malattie delle piante della Regione (in particolare quello di Pordenone). In pratica, è stata impostata una strategia difensiva basata su: esami visivi e molecolari; verifica delle presenza del vettore; lotta obbligatoria al vettore; sradicamento delle viti infette. Così facendo, si è potuto rallentare l’onda diffusiva di FD ed anche mantenerla bassa. Infatti, in F-VG, la malattia non ha finora causato danni assimilabili a quelli rilevati in altre regioni del Nord Italia. A questo riguardo è comunque necessario che in regione si continui il lavoro di monitoraggio e di studio sulla pericolosa malattia.


Evoluzione della malattia

L'epidemicità di FD è maggiore rispetto a BN, anche perché il vettore specifico vive e si moltiplica esclusivamente su vite ed è più veloce di H. obsoletus. In molte cultivar sensibili i sintomi tendono ad aggravarsi dopo la prima comparsa.

Per parecchie cultivar di vite, quali “prosecco”, “merlot”, “barbera”, “chardonnay”, “pinot”ed altri, si è dimostrato che interviene il fenomeno del “recovery”(risanamento spontaneo) da FD. In genere, i sintomi scompaiono entro 2-3 anni dalla loro comparsa e con i sintomi anche lo stesso fitoplasma (dalla chioma).


Difesa (prevenzione della malattia)

Non potendo intervenire direttamente sulle viti infette, è fondamentale il controllo del vettore S. titanus, specie strettamente ampelofaga. Esso ha una sola generazione l’anno, anche se la schiusura delle uova svernanti avviene in un periodo abbastanza prolungato. L'insetto può attivare l’infezione come giovane di quarta-quinta età e particolarmente da adulto (data la sua mobilità). Se non reinoculate, le viti infette tendono a guarire stabilmente e solo in casi particolari e in alcune cultivar poche delle piante infette vengono a morte.

Per conseguire buoni risultati, l'applicazione degli insetticidi contro il vettore deve essere effettuato in tutti i vigneti di un comprensorio viticolo.


I trattamenti possono essere applicati in:

I epoca, contro i giovani, prima che essi raggiungano la quinta età;

II epoca, contro i giovani nati dopo il primo trattamento e contro gli adulti.

Il trattamento previsto per la seconda epoca può coincidere con gli interventi consigliati per combattere la seconda generazione delle tignole della vite.

I principi attivi impiegabili nei trattamenti sono diversi e la scelta va fatta tenendo conto dei fitofagi presenti nel vigneto all'atto dell'intervento e del tipo d’attività che essi esplicano.

Ambedue i trattamenti devono essere applicati nelle aree viticole già interessate alla FD, mentre nelle aree a rischio, contigue alle zone colpite, ci si può limitare al solo trattamento di seconda epoca. Altro intervento consigliato e quello delle eliminazioni delle piante di vite infette: questa operazione può abbassare l’influenza esercitata dalle piante sorgenti d’inoculo, interne al vigneto. Questa pratica è obbligatoria in zone con focolai d’infezione (come, del resto, i trattamenti contro il vettore) essendo FD una malattia da quarantena. Ove FD è ormai in fase d’insediamento, si consiglia di fare attenzione particolare al grado di guarigione spontanea.

Le ricerche sull'applicazione della termoterapia (immersione del materiale di moltiplicazione, in acqua calda a 45°C. per 45 minuti) hanno dato finora risultati contrastanti soprattutto per quanto concerne la vitalità del materiale trattato.