La prima fitoplasmosi della vite, denominata "Flavescence dorée", venne riportata e studiata in Francia, ove causò, negli anni cinquanta, gravi danni nelle aree viticole della Guascogna (Caudwell, 1957). In seguito la malattia fu riscontrata nelle aree viticole del sud-ovest della Francia e in Corsica.
Inizialmente si riteneva trattarsi di una malattia da virus e Schvester et al. (1961) dimostrarono che l'agente causale era trasmissibile dalla cicalina ampelofaga Scaphoideus littoralis Ball (ora S. titanus Ball).
Nel 1961 Caudwell segnalò la presenza nelle aree viticole del nord-est della Francia di una malattia sintomatologicamente uguale alla flavescenza dorata (FD), ma non trasmissibile a mezzo di S. titanus, che chiamò "Bois-noir"(BN).
Nel 1959 Gärtel riporta di una malattia riscontrata nella Valle della Mosella, in Germania, simile, ai giallumi descritti in Francia, che denominò "Vergilbungskrankheit".
Dopo la scoperta che i micoplasmi (ora fitoplasmi) potevano essere agenti causali di malattie delle piante, gli AA. francesi riuscirono a visualizzare questi microrganismi anche nei tessuti di vite infetti da FD e nel corpo del vettore usato per le trasmissioni.
Sindromi analoghe a FD, denominate "Giallumi della vite (Grapevine yellows = GY), furono segnalati in molte altre aree viticole del mondo. Esse sono indistinguibili sulla base dei sintomi pur avendo eziologia ed epidemiologia diverse, possono però essere differenziate con tecniche di biologia molecolare.
In Italia una malattia da fitoplasmi della vite che presentava molte analogie con la FD venne osservata per la prima volta in Lombardia (Oltrepò pavese) agli inizi degli anni '70 (Belli et al., 1973). Nella stessa area venne poi trovato il vettore specifico, la cicalina S. titanus (Osler et al., 1975).
I giallumi della vite divennero nuovamente d’attualità in Italia agli inizi degli anni '80.
I monitoraggi compiuti in varie aree viticole dell'Italia settentrionale avevano anche dimostrato che era presente quasi ovunque S. titanus.
Negli anni '90 si ebbe un’ulteriore diffusione di FD nell'Italia settentrionale; in importanti aree del Veneto, della Lombardia e del Piemonte assunse carattere d’epidemia, con gravi perdite di produzione. In F-VG comparve dapprima il Legno nero; nel 1996 si segnalarono i primi casi di FD nel Pordenonese.
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