Virescenza
del pomodoro e di altre Solanacee (Stolbur)
Questa malattia è nota in paesi Balcanici fno dagli anni 50.
Oltre al pomodoro, ove è più frequente, la malattia può interessare il peperone, la melanzana e la patata. Si tratta di una malattia presente in tutta l’Italia. Anche in F-VG è alquanto diffusa, ma non assume l’importanza segnalata in altre regioni, come il Lazio, la Campania e l’Emilia.
Sintomatologia
Pomodoro (Lycopersicum esculentum)
Le infezioni da fitoplasmi delle solanacee sono alquanto frequenti
su questa specie e si possono notare, sia negli orti domestici sia
nelle coltivazioni industriali, in serra o in pieno campo.
I primi sintomi compaiono, nella zona apicale della pianta o sui nuovi germogli. Dalle gemme ascellari si sviluppano germogli con internodi corti; il portamento della pianta è eretto ed fusti sono ingrossati. I grappoli fiorali formano spesso strutture dicotomiche ramificate con all’apice delle papille. I fiori già differenziati al momento dell’infezione diventano eretti e presentano una leggera virescenza dei petali; nei fiori infettati da giovani, appena aperti, la corolla diventa stentata o allargata e completamente virescente; lo sviluppo delle antere e degli ovari è inibito e i verticilli fiorali interni possono essere trasformati in un ammasso parenchimatico indifferenziato. Nei nuovi fiori, peduncolo e sepali rimangono uniti ed allargati: i segmenti del calice si ingrossano ed assumono la tipica forma a vescica e non sviluppano fiori normali.
Nella zona apicale della pianta,
le foglie sono totalmente assenti; le foglie più giovani sottostanti sono piccole e distorte,
di colore verde-giallastro, con arrotolamenti verso l’alto dei
margini. Dai piccioli principali e secondari sviluppano numerose foglioline
laterali. Lungo le nervature del calice ingrossato, sulla pagina inferiore
delle giovani foglie e sulle porzioni giovani dello stelo è spesso
evidente una colorazione rosso-porpora, dovuta alla produzione di antociani.
La pianta produce pochi frutti, di piccola pezzatura e solo sulle branche
più vecchie. I frutti maturano precocemente e disgiuntamente
dai tessuti placentali più o meno lignificati ed hanno tessitura
e sapore non appropriati. Dalla porzione basale dello stelo sviluppano
radici avventizie.
Immagini
Peperone (Capsicum
annuum), giallume
del peperone
La malattia è stata riscontrata in molte aree capsicole del Lazio e della Campania, con incidenze del 5-10%.
I sintomi più tipici e comuni sono: clorosi internervali e un lieve arrotolamento delle foglie verso l’alto ed in seguito portamento floscio-pendulo; sviluppo delle piante più o meno ridotto e produzione di bacche nulla o limitata a 2-3, con dimensioni ridotte; i tessuti corticali a livello delle radici e del colletto presentano in sezione un lieve imbrunimento superficiale, mentre il cilindro legnoso appare normale; le radici sono imbrunite.
La differenziazione dei fiori può avvenire in
funzione dell’età della pianta al momento dell’infezione
ed essi non presentano alterazioni di rilievo. I frutti derivanti dai
fiori già differenziati all’atto dell’infezione
sono piccoli, poco colorati e con pochi semi. In genere si ha la sterilità della
pianta o la produzione di qualche fiore anomalo (Iengo et al., 1986).
Patata (Solanum
tuberosum)
Le
infezioni di stolbur su patata inducono la deformazione delle foglie
e lo sviluppo di scopazzi. Anche in patata affetta da Stolbur le ramificazioni
si presentano erette, affastellate, legnose e spesso con l’epidermide
biancastra o violacea. I tuberi infetti sono piccoli, anche se in numero
normale o addirittura soprannumerosi. Talvolta è stata riscontrata
la presenza di tuberi aerei ascellari con all’apice abbozzi di
foglie.
Immagini
Melanzana (Solanum melongena L.)
In presenza del fitoplasma dello stolbur sono stati osservati su melanzana
giallumi ed arrotolamenti delle foglie, nanismo della pianta, sterilità dei
fiori, avvizzimenti e progressiva morte della pianta.
Eziologia
dello Stolbur
I numerosi studi compiuti mediante amplificazione PCR, usando attivatori diretti alle sequenze ribosomiali e analisi RFLP con vari enzimi, hanno dimostrato che il pomodoro è specie che può essere infettata da fitoplasmi appartenenti a vari gruppi filogenetici. In piante presentanti la sindrome nota come “tomato big bud”sono state trovate in elevata percentuale infezioni singole di un fitoplasma del giallume dell’astro o di uno del gruppo dello stolbur ed infezioni miste di fitoplasmi appartenenti ai gruppi 16SrI, 16SrXII e 16SrIII nonché del gruppo V. Non fu però possibile correlare sintomi specifici con la presenza degli specifici fitoplasmi (Del Serrone et al, 2001).
Marcone et al. (1997) trovarono in pomodori campionati in Campania un fitoplasma indistinguibile dal giallume americano dell’astro (16SrI-B). In materiale campionato in Basilicata essi trovarono invece un fitoplasma corrispondente allo stolbur. Lo stesso fitoplasma venne trovato da Albanese et al., (1998) in campioni prelevati in Calabria.
In piante infette da giallume del peperone sono stati osservati al TEM fitoplasmi. All’analisi molecolare, la malattia è risultata associata al ceppo Stol del gruppo dello stolbur (16SrXII-A) (Marcone et al., 2001).
Epidemiologia
Il vettore principale dello stolbur
delle solanacee risulta essere il cicadellide Hyalestes obsoletus, che
compie il ciclo larvale nel terreno sulle radici di varie specie di
piante. È importante ricordare che questo insetto è anche
il vettore del Giallume della vite noto come Legno Nero.