Scopazzi del Melo
(Malus - Apple proliferation
= AP)
Con il nome di scopazzi del melo o “Apple proliferation”- (AP) si indica una malattia descritta per la prima volta in Italia alla fine degli anni '40 e presente praticamente in tutte le aree frutticole d'Europa. In F-VG vi erano state infezioni abbastanza diffuse sui meli cv. Golden Delicious e su alcune cultivar resistenti alla ticchiolatura come la Florina. Più recentemente, la malattia ha causato gravi danni e si è manifestata con incidenza notevole in alcune zone frutticole del Trentino ma anche, in Valle d’Aosta, in Lombardia, (Valtellina) e altre regioni del Nord Italia.
Sintomatologia
Il sintomo tipico è rappresentato
dalla crescita affastellata dei rami (scopazzi), dovuta alla schiusura
anticipata delle gemme quiescenti, specialmente in piante e germogli vigorosi.
Le foglie di piante infette sono piccole, allungate, con dentature irregolari e piccioli corti, spesso con clorosi e, talvolta, disposte a rosetta all'apice dei germogli. Le stipole sono ingigantite, talvolta in numero di quattro o sei per foglia. In autunno le foglie manifestano arrossamenti e presentano una tipica bronzatura.
I fiori sono irregolari con un numero abnorme di petali, che possono presentare parziali virescenze; il peduncolo fiorale è allungato e talvolta sviluppa appendici fogliari; il corimbo può presentare ramificazioni e fenomeni di proliferazione; spesso si notano fioriture prolungate.
I frutti sono piccoli, pallidi e privi di colore, con peduncolo allungato e sottile. Essi sono inoltre insipidi, poco zuccherini e privi di profumo.
La chioma si presenta globosa e cadente e, specie nelle piante giovani, si ha la riduzione della vigoria generale della pianta. Sono frequenti ricacci basali del tronco e succhioni dai rami principali. In piante ammalate da AP, sono frequenti gravi infezioni di oidio. Più frequenti nelle piante affette da scopazzi sono anche i marciumi del colletto dovuti ad infezioni di Phytophthora sp.
Suscettibilità
varietale
Non sono note in pratica varietà di melo coltivate
con caratteristiche di resistenza verso AP. Le più importanti cultivar
di melo sensibili ad AP sono: Golden Delicious, Renetta del Canada, Granny
Smith, Jonathan
e le varietà del
gruppo delle Delicious rosse. È stata anche rilevata la suscettibilità ad
AP in cultivar resistenti alla ticchiolatura quali Florina, Prima e Priscilla
(Loi et al., 1995); ma anche altre cultivar derivate da incroci
con Malus floribunda Sieb. risultato suscettibile ad AP. Maggiori
garanzie potrebbero offrire le varietà resistenti alla ticchiolatura
derivanti dalla cv. Antonowka, originaria dal nord-est europeo, riportata
come resistente a AP.
Sensibili ad AP possono essere anche i portinnesti. I più vigorosi (franco ed EM 16) o quelli che producono molti succhioni (E M11) e conferiscono maggiore suscettibilità e sensibilità alla chioma; con i più deboli (EM 9) si hanno in generale sintomi più contenuti (Kartte e Seemüller, 1991).
Non ci sono certezze circa la capacità di AP di infettare il pero. L’argomento è comunque in discussione. Prove sperimentali d’infezione - sia condotte per innesto che per vettore animale - a pero da meli con AP hanno dato esito negativo.
Agente
causale
E' un fitoplasma del gruppo genetico "Apple proliferation" (16SrX-A),
al quale appartengono anche gli agenti della moria del pero e dei giallumi
europei delle drupacee.
Queste tre malattie sono quindi causate da fitoplasmi geneticamente correlati
e affini, ma non uguali. Anche sotto il profilo biologico, i tre fitoplasmi
sono distinti: sono trasmessi, tutti e tre, da psille, ma in modo specifico;
quindi da specie di insetti diverse per ciascun fitoplasma. Le psille del
melo non si moltiplicano su pero e drupacee e, viceversa, quelle delle
drupacee e del pero non colonizzano il melo per tempi lunghi. L’ospite
primario del vettore e anche specifico per il fitoplasma. In Nord est Italia
sono stati seguiti frutteti misti di melo, pero e susino affetti dalle
corrispondenti fitoplasmosi ed in situazioni epidemiche, ma mai si è dimostrata
la presenza di AP in pero e drupacee, di PD in melo e drupacee e di ESFY
in melo e pero, in natura.
La distribuzione dei microrganismi nella pianta infetta è irregolare; una maggiore concentrazione si ha nei piccioli, nelle stipole, nei giovani germogli, nella corteccia e nei frutti.
Recenti ricerche hanno dimostrato l’esistenza di più sottotipi di AP, geneticamente diversi ma molto strettamente correlati. Analisi ripetute a distanza di tempo sulle stesse piante infette hanno confermato la stabilità di tali sottotipi.
Trasmissione
e diffusione
La trasmissione dell'agente di AP è stata
accertata in natura ed ottenuta anche sperimentalmente in Trentino con Cacopsylla
costalis Flor. (Frisinghelli et
al., 2000) e con Cacopsylla melanoneura Förster (Tedeschi et
al., 2002). I due psillidi compiono sul melo una sola generazione (primaverile)
e quindi migrano su altri ospiti secondari per l'estivazione e lo svernamento.
Al loro ritorno sul melo gli adulti risultano essere infetti da AP. ; dunque
AP, può svernare non solo su melo ma anche nel vettore animale.
La malattia è trasmessa anche per innesto, dalla marza al portinnesto e viceversa. Nelle prove di trasmissione artificiale sono state ottenuti migliori risultati operando innesti fra radici. L’efficienza di trasmissione per innesto può sfiorare il 100%.
Decorso
della malattia
Sulle piante giovani l'infezione è generalmente
grave e i sintomi interessano tutta la chioma. Nelle piante adulte essi
possono comparire solo
su uno o più rami
principali; talvolta, specialmente in piante che avevano presentato sintomi
in precedenza, possono apparire anche su succhioni o rametti laterali.
Le prime manifestazioni si notano su polloni o su succhioni vigorosi. Dopo i primi anni dall'infezione la pianta tende a manifestare sintomi meno gravi e, in casi non rari, si hanno fenomeni di "guarigione", sulle cui cause sono in corso studi. Nelle piante “guarite”i fitoplasmi non sono più presenti nella chioma, ma solo nelle radici.
Secondo ricerche condotte in Germania, il fitoplasma scompare dal floema della chioma durante il periodo di riposo delle piante e sopravvive nel floema delle radici; da queste ricolonizza gli organi aerei nella primavera-estate successive (Schaper e Seemüler, 1984).
Difesa
La
scoperta delle due specie di psille del melo quali efficaci vettori dell'agente
di AP e dell'
infettività delle
forme svernanti al loro ritorno su melo, suggerisce di impostare una lotta
diretta contro tali insetti,. Le due spille presentano un ciclo biologico
simile, ma non uguale. Ad esempio C. melanoneura ricolonizza il
melo prima di C. costalis. Gli eventuali trattamenti contro le psille
vanno eseguiti tenendo conto anche questo fenomeno .
Sulla base di quanto prima esposto, le misure profilattiche suggerite sono: lotta ai vettori; evitare le cultivar più suscettibili in zone con epidemie in corso; preferire i portinnesti deboli; usare all'impianto materiale sano; evitare eccessive concimazioni ed irrigazioni e forti tagli di potatura; scoraggiare la monocoltura. Più in generale è certamente utile portare il più presto possibile le piante giovani in produzione, evitando operazioni che sbilancino l'equilibrio vegetativo delle piante in produzione. Se l’epidemia è già in atto, la strategia per fermare la diffusione della malattia ed anche i tentativi di eradicazione, sono certamente difficili e complessi. Si deve comunque tenere presente che le pratiche più importanti sono la lotta ai vettori ed il “roguing”(distruzione delle piante infette con funzione di sorgenti d’inoculo). Ma, di nuovo, non va sottovalutato il pericolo che il trapianto di giovani meli sani in frutteti infetti può costituire un operazione inutile ed addirittura dannosa; questo perché le giovani piante possono infettarsi in campo e costituire così un ponte per la malattia. In generale, in questi casi, si consigliano espianti di zone omogenee e reimpianti successivi. Nei casi più gravi, si ricorre alla riconversione colturale.