I fitoplasmi > Fitoplasmosi delle principali piante da frutto

Giallumi delle drupacee
(European stone fruit yellows = ESFY)




In Europa erano note, con nomenclature diverse (accartocciamento fogliare dell'albicocco, leptonecrosi del susino, giallumi del pesco ed altre) varie malattie da fitoplasmi delle drupacee. Lorenz et al. (1994), avendo dimostrato che esse hanno una comune eziologia, proposero di indicarle con il nome di "giallumi europei delle drupacee" (Europan stone fruit yellows = ESFY). I danni economicamente più importanti sono causati su albicocco, susino giapponese e pesco. Le cultivar di susino europeo sono generalmente tolleranti. La malattia può colpire anche il mandorlo, il ciliegio dolce e vari portinnesti delle drupacee. Infezioni sono state riscontrate anche su varie specie di Prunus selvatico.




 Sintomatologia

Susino e albicocco. I sintomi più tipici sono: protrazione della vegetazione fino al tardo autunno; fenomeni di ripresa vegetativa anche in inverno e ripresa vegetativa primaverile anticipata; talvolta, sviluppo delle foglie che precede quello dei fiori; fioriture fuori stagione. Le foglie sono piccole, arrotolate verso l'alto, a triangolo, spesso papiracee, fragili, clorotiche e quindi arrossate e cadono prematuramente. Le nervature fogliari sono clorotiche, prominenti o necrosate. Sullo stesso ramo si può avere la presenza contemporanea di foglie giovani appena sviluppate e di foglie vecchie ed arrossate. La pianta produce frutti piccoli, malformati, poco colorati, poveri di succo e con suberosi interne e che cadono prematuramente. I rami hanno internodi corti, sono fragili e possono presentare scopazzi e necrosi corticali ad andamento basipeto, inizialmente limitate ad una o poche branche.

L'intensità e la frequenza dei sintomi sono molto influenzate dalla cultivar. Così, ad es. nel susino Ozark Premier e nell'albicocco, si può avere la perdita totale della produzione mentre nel susino cv. Shiro l'incidenza dei danni non è grave, anche se le infezioni possono interessare tutte le piante presenti nel frutteto.
 albiccocco
susino

 

Pesco. In piante infette, la vegetazione primaverile è pressoché normale; nel corso dell'estate si ha vegetazione stentata, caratterizzata da germogli corti, con un numero limitato di foglie, più piccole del normale, di aspetto clorotico e che a fine estate assumono un’accentuata colorazione rossastra. Le foglie ripiegano i margini verso l'alto parallelamente alla nervatura mediana, assumendo una lieve torsione all'indietro e un comportamento pendulo. Si nota inoltre un ingrossamento della nervatura mediana e delle nervature principali accompagnato da tessuto suberificato perinervale. Nel contempo la lamina fogliare assume una consistenza papiracea; segue una filloptosi anticipata. In settembre si ha spesso un’anomala ripresa vegetativa da gemme terminali e ascellari che sviluppano piccole foglie clorotiche e, talvolta fiori. Nelle piante infette la crescita è molto ridotta e, generalmente, le piante cominciano a deperire durante il secondo anno (Poggi Pollini et al., 2001).

 

mandorlo e ciliegio dolce. In seguito a inoculazioni artificiali sono stati ottenuti sintomi analoghi a quelli indotti su albicocco (Giunchedi et al., 1983).


 Suscettibilità varietale

Non sono note varietà di albicocco resistenti a ESFY. Le cultivar di susino giapponese sono generalmente altamente suscettibili al fitoplasma. Particolarmente sensibile è la Ozark Premier. Le cultivar europee di susino sono dotate, in genere, d’elevata tolleranza, sebbene ad es. la Susina di Drò possa presentare sintomi evidenti della malattia.

In Emilia-Romagna, nel Veneto e nella vicino Slovenia si è registrato negli ultimi anni un numero crescente di piante di pesco con accartocciamento ed arrossamento precoce della chioma seguito da deperimento e morte della pianta. La malattia era più frequente nelle piante innestate sul portinnesto GF 677 (ibrido pesco x mandorlo).


 Agente causale

Mediante tecniche di biologia molecolare si è potuto accertare che l'agente della malattia è un fitoplasma del gruppo di AP (16SrX-B), che - come detto - può colpire, oltre che il susino, l'albicocco, il pesco, il mandorlo e diversi portinnesti Prunus (Jarausch et al, 1998 ). In Friuli-VG sono state trovate infezioni di ESFY anche su piante selvatiche della specie Prunus spinosa, P. cerasifera e P. domestica; queste specie possono colonizzare anche il vettore, ma non su piante di P. avium, P. cerasus e P. mahaleb (Carraro et al.,2002). In Francia il fitoplasma è stato recentemente trovato su piante di sei diverse specie selvatiche di Prunus, in Celtis australis, in Fraxinus excelsior e in Rosa canina, presenti nelle vicinanze di frutteti di albicocco infetti. Il ruolo che possono assumere le specie di Prunus selvatico nel ciclo della malattia è di notevole importanza anche ai fini della sua endemicità.
Prunus spinoso


 Trasmissione e diffusione

Recentemente (Carraro et al., 1998) è stato dimostrato che l'agente di ESFY è trasmesso da una psilla (Cacopsylla pruni Scopoli), che sverna come adulto e compare sulle drupacee nei mesi di marzo e aprile: compie una sola generazione l’anno; dalle drupacee, la psilla si sposta su ospiti secondari. Il vettore quindi non sverna sulle drupacee coltivate; ma su altre specie, che però non si conoscono: si pensa a piante sempre verdi, tipo le conifere. In prove sperimentali si è potuto accertare che sia adulti che ninfe sono in grado di trasmettere il fitoplasma. E' stato anche provato che la trasmissione può avvenire sia ad opera degli adulti svernanti reimmigranti in primavera su drupacee sia di quelli della nuova generazione (nati dalle uova deposte sull'ospite primario dello psillide). La diffusione della malattia in campo è rapida e nell'arco di 3-4 anni pressoché tutte le piante del frutteto possono essere infettate.
Psille



 Decorso della malattia

Nelle piante inoculate sperimentalmente per innesto i primi sintomi di ESFY compaiono dopo 1-2 anni. Nelle piante inoculate sperimentalmente i primi sintomi di ESFY compaiono dopo alcuni mesi, fino a 1 o 2 anni. Soltanto nelle cultivar più sensibili di susino e di albicocco si notano necrosi evidenti a carico dei rami. Queste ultime progrediscono in senso basipeto ed avanzano per settori sulla chioma. In genere,queste piante vengono a morte nell'arco di 2-4 anni dall'infezione. Nel caso di marze sensibili innestate su susino europeo o su mirabolano, il portinnesto vive dopo la morte della chioma, anche se continua ad essere infetto.

Il fenomeno della guarigione spontanea da ESFY è stato accertato sia su albicocco che su susino. Di norma, le piante «risanate», producono normalmente. Questo fenomeno è comunque meno frequente rispetto al melo infettato da AP.

Quindi, il recovery è noto anche per altre fitoplasmosi dei fruttiferi (moria del pero e scopazzi del melo) e della vite (giallumi, flavescenza dorata compresa). Le motivazioni precise di quest’interessante fenomeno non si conoscono ancora: si pensa a reazioni della pianta all'infezione; a selezioni di ceppi attenuati del patogeno; a processi di perdita di riconoscimento ospite/patogeno; a superinfezioni naturali-protezione incrociata; ad implicazioni ambientali. (Loi.et al., 1995b).



 Difesa

Analogamente a quanto affermato per le altre fitoplasmosi, non si dispone di mezzi diretti di lotta contro l'agente di ESFY. Anche il ricorso a materiale vivaistico sicuramente sano non può assicurare un successo permanente dell'impianto, a causa della pressione d'infezione che sussiste nei nostri territori. Una delle vie più rassicuranti sarebbe quella di impiegare nei nuovi impianti genotipi resistenti o tolleranti, per i quali sono peraltro in corso ricerche specifiche.

Un’altra ipotesi di lotta contro questo tipo di malattia infettiva è basata sul ricorso a piante difese da endofiti. Questi microrganismi possono indurre SAR (Resistenze Acquisite Sistemiche) nelle piante. Sono in corso ricerche - anche in F-VG - volte a comprendere la reale e pratica utilità di questi fenomeni.

Concrete possibilità d'intervento sono ora basate sulla lotta alla psilla. Le ricerche sulla biologia del vettore e sui parametri della trasmissione stanno fornendo preziose informazioni per rendere più mirati e quindi più efficaci gli interventi nel prossimo futuro (Osler et al., 2000).