Giallume
della Margherita
(Chrysanthemum frutescens L. = Agyranthemum frutescens
L.)
La malattia è stata riscontrata inizialmente su piante in serra in Lombardia e in coltivazioni di campo nella Riviera ligure, ove raggiungeva un’incidenza variabile dallo 0 al 6%.
Sintomatologia
I primi
sintomi consistono in clorosi o giallumi fogliari ed emissione eccessiva
di ricacci
laterali all’apice delle branche (scopazzi). Essi sono generalmente
estesi a tutta la pianta, ma talvolta possono interessare solo una
o più branche. Più tardi si manifestano fenomeni di
virescenza, antolisi e fillodia più o meno gravi, a carico
dei fiori. Le piante e le branche colpite sono poco sviluppate e
del tutto improduttive e, spesso, disseccano durante l’inverno
(Conti e Mela, 1987).
Immagini
Eziologia
Già le
osservazioni al TEM avevano messo in evidenza, nei tessuti infetti,
fitoplasmi
localizzati nei cribri. Marzachì et al. (1999), mediante
analisi PCR/RFLP, hanno dimostrato che alla malattia è associato
un fitoplasma del ceppo europeo del giallume dell’astro (16SrI-B),
che può infettare varie specie di dicotiledoni fra cui anche Chrysanthemum
carinatum (Schousb)..
Boarino et al.(2002) riportano d’aver riscontrato, con tecniche di biologia molecolare (in piante di margherita della Riviera ligure, con mancata fioritura), fitoplasmi del gruppo16SrV, sottogruppi V-A / V-E, in infezione singola.
In Friuli, a piante di margherita
con sintomi di giallume (CYD –Giallume del crisantemo), è risultato
associato un fitoplasma geneticamente affine all’agente della
X-disease del pesco (16SrIII) (Carraro et al.1996).
Epidemiologia
Una
delle cicaline responsabili della trasmissione del fitoplasma 16SrI-B è Euscelis
incisus Kbm.
Il ciclo naturale del patogeno sembra si completi all’interno
del binomio vettore-pianta ospite e le infezioni avvengono principalmente
nel tardo autunno. Altre specie di cicaline Deltocephalinae vettrici
del fitoplasma sono Macrosteles quadripunctulatus e Euscelidius
variegatus.
Nelle prove di trasmissione su C. carinatum è stato accertato che il periodo di latenza nel vettore è di 16-20 giorni e che l'infettività perdura per tutta la vita dell'insetto. L'acquisizione è influenzata dalla specie donatrice. Lo stadio vitale del vettore non sembra critico ai fini della trasmissione, sebbene le ninfe appena nate acquisiscono meno rapidamente il fitoplasma rispetto a quelle di quinta età (Conti e Mela, 1987).
Il fitoplasma riscontrato nelle
piante infette del Friuli è stato trasmesso da margherita
a Catharanthus
roseus (L.), a mezzo Cuscuta campestris Yunck e quindi
a C.carinatum e, successivamente, a margherita (Carraro et
al. (1996). Mediamente una serie d’infezioni (operando
con un individuo per pianta test), gli stessi AA. studiarono alcuni
parametri della trasmissione a mezzo di E. variegatus: l’efficienza
di trasmissione di CYD può raggiungere il 94%; il tempo minimo
di acquisizione è di 1h ma protraendolo per tre giorni si
raggiunge il massimo di acquisizione; gli stessi tempi valgono per
l’inoculazione; il periodo medio di latenza per l’insetto è di
33 giorni; la ritenzione media è di 96 giorni (minimo 45 –massimo
138 giorni); la sopravvivenza media degli insetti è dell’ordine
di 125 giorni; il periodo di incubazione della malattia in C.carinatum è di
ca. 30 giorni. La trasmissione di CYD è stata ottenuta
anche con E. incisus, specie presente in Friuli. Contro
CYD sono stati preparati, mediante tecniche sierologiche, anche anticorpi
monoclonali specifici (Loi et al., 1996). Questi sono utilizzabili
agevolmente anche in analisi ELISA.