Giallume
del Gladiolo
(Gladiolus sp.)
La malattia è nota da tempo
nelle coltivazioni di gladiolo italiane.
Sintomatologia
Le piante
infette presentano giallumi delle parti epigee, spesso localizzati
nella parte distale
delle foglie. In seguito, il colore tende a virare verso il rosso-bruno
o, meno frequentemente, verso il bruno; segue la morte apicale della
lamina fogliare. Si verifica inoltre una marcata riduzione di sviluppo
dell’apparato radicale e la necrosi delle radici primarie.
Nei cormi si manifesta la perdita della dominanza apicale, con proliferazione
di germogli ascellari e marcata necrosi delle aree floematiche; in
sezione trasversale, si notano nei cormi primari, necrosi a livello
dei tubi floematici del cilindro centrale.
Spesso si può notare la mancata differenziazione
della spiga fiorale ed in talune piante la spiralizzazione dello scapo
fiorale e la virescenza dei singoli fiori. Anche in assenza di alterazioni
cromatiche e morfologiche, lo scapo fiorale può presentare dimensioni
ridotte (con diminuzioni nel numero dei singoli fiori) o non produrre
fiori.
Eziologia
Il fitoplasma
(che in passato era già stato osservato al TEM), mediante analisi PCR/RFLP è stato
identificato come un ceppo del giallume dell’astro. Esso può essere
determinato mediante PCR anche in cormi della pianta da fiore germinanti
durante la conservazione. La metodologia diagnostica è rapida,
sensibile ed applicabile anche su scala commerciale (Bellardi e Bertaccini,
1999).